mercoledì 4 dicembre 2013

Una dura giornata

Sono le 5:30, il cielo sembra coperto questa notte, tranne qualche stella che fa capolino in alcuni sprazzi liberi di cielo. Primavalle è deserta, non passa un automobile ed alla fermata c'è solo un vecchio infreddolito dallo sguardo di ghiaccio perso nel vuoto.
L'aria è gelida e secca, ad ogni respiri ti penetra intensa nelle narici come se volesse invadere ogni tuo pensiero.
L'unica luce confortante è quella al neon del bar di zona. 
Sapere che li dentro ci sono cappuccini caldi e cornetti appena sfornati un po' mi riscalda il cuore, anche se resto qui ad attendere il mio autobus che non passa.
Improvvisamente siamo in sette alla fermata e non capisco da dove siano sbucati tutti all'improvviso.
Anche nel l'autobus ci sono luci al neon, questa volta sono bianche ed un po' soffuse, danno una piacevole sensazione di immobilità, di riposo.
L'autobus è pieno ma nessuno dice una parola, non c'è quel solito vociare degli orari di punta, è come se ognuno fosse qui solo con il corpo, mentre la mente riposa lontana nel delicato torpore della notte.
Non è una visita di piacere quella che farò oggi nella mia città natale e la cosa mi rende il viaggio ancora più amaro.
Nella metropolitana tutti dormono, tranne chi legge il proprio smartphone, una sola eccezione la fa una donna che come un dinosauro fuori dal suo tempo legge un libro fatto di pagine di carta.
Anche io ho il mio in borsa ma se lo prendessi ora finirei solo con l'addormentarmi, scrivere mi costa più impegno e mi tiene sceglio, almeno fino a che non starò seduto sul mio treno veloce per Napoli.
Oggi operano mia madre e seppur sembro tranquillo, dentro c'è qualcosa che non capisco, che agisce oltre il livello della normale razionalità.
Pur essendo adulto e vivendo in un'altra città la propria vita, il legame con i genitori e qualcosa che ti rende ancora un bambino impaurito.

La metro scorre lenta come se non avesse alcuna fretta di arrivare e sinceramente nemmeno io avrei voglia.
Non devo essere un bello spettacolo a quest'ora del mattino perché la bella ragazzina dal viso dolce appena salita mi osserva perplessa, prima di addormentarsi.
La fotograferei per mostrarvi quanto è bello e delicato il suo volto mentre dorme e quanto sono dolci quegli occhi blu scuri che ogni tanto fanno capolino nel mondo reale ma non credo ne sarebbe contenta.
Anche il Tevere riposa nel suo letto secolare e le luci sulla sua superficie specchiata giocano a riflettersi nel buio.

A termini ci sono troppe luci e troppi suoni, non fanno bene a tante persone semi addormentate come me.
La vecchia, sporca, puzzolente e fredda metro b non si fa attendere. E' lo specchio di una capitale europea inadeguata al suo ruolo.
Almeno hanno sistemato gli annunci così non si corre il rischio di ritrovarsi improvvisamente a Conca d'Oro per la diramazione sulla stessa linea metro.

Sotto la stazione tiburtina il freddo è terribile, il vento si incanala tra i gelidi marmi ingialliti rendendolo insopportabile. 
Sotto i binari di italo c'è un'addetta alle informazioni ma è poco riconoscibile nella sua divisa grigia, tanto che la scambio per un comune viaggiatore.



Il treno italo è praticamente vuoto mi chiedo quanto gli costi muoverlo a quest'ora con così pochi passeggeri, soprattutto considerando le offerte sul prezzo del biglietto.
Mi meraviglio che treni così nuovi non brillino per pulizia e rimpiango i treni veloci del Giappone e la loro comodità.

Sembra che ci siano distributori di cibo e bevande in questa carrozza ma non ho capito dove.
Il wifi del treno trasmette telegiornali e film di Sky gratuitamente per tutti i viaggiatori ma non permette di usare i social e non si capisce come farlo funzionare.
C'è il tavolinetto del posto accanto che crolla da solo improvvisamente e sono contento di essermi spostato in tempo ed aver salvato le mie ginocchia.



Dal finestrino un gelido paesaggio sfreccia a 300km orari, sta sorgendo il sole che illumina tutto e si riflette sulla foschia.

Il treno attraversa la terra dei fuochi, c'è puzza e ci sono centinaia di operai a lavoro per raccogliere frutta e verdura nei campi, chissà chi finita per mangiare questi prodotti.

Nella vecchia linea metro a Napoli siamo perfettamente incastrati, non serve reggersi, bisogna solo stare attenti a qualche abile borseggiatore.

Sulla linea 1 le signore sono iperattive, chiacchierano senza sosta a voce alta creando una gran confusione e non aiutando il mio mal di testa.

Man mano che ci allontaniamo dal centro cittadino si svuota regalandomi un po' di tranquillità.
Vorrei bon essere qui, non oggi, non per questa ragione, non so nemmeno a che ora opereranno mia mamma perché negli ospedali campani non c'è certezza.

Qualcuno dovrebbe passare a prendermi alla stazione metro per portarmi in questo sconosciuto ospedale del lago d'averno.

L'attesa di un operazione è qualcosa di snervante e non c'è modo di avere notizie, si resta sospesi in un limbo, con una tensione nervosa che aumenta con il passare del tempo.

Per fortuna è andata bene anche se non si è mai pronti a vedere un genitore soffrire. Da bambino sembravano invincibili e sempre pronti ad accogliere ogni nostra richiesta di aiuto ma ora ti accorgi che con il passare del tempo sono sempre più fragili.

Devo lasciare mia madre in questa stanza di ospedale e ripartire, perché questa vita ci impone così, di correre ed essere sempre disponibili per il padrone, perché sembra che il peso della crisi debba gravare tutto sul senso di responsabilità dei dipendenti che ancora non sono in cassa integrazione. 



Così mi appresto a rifare il percorso inverso, due metro, un treno, altre due metro, un autobus e sarò a casa prima di notte. Duecento stupidi chilometri che in italia diventano un abisso.

Non so se avete presenti le sardine chiuse in scatola, di sicuro sono più larghe di noi in questa vecchia ferrovia sotterranea che collega Pozzuoli alla ferrovia. Per fortuna la fermata da fare è una e dopo qualche minuto riesco a liberarmi dalla morsa assassina e riprendere fiato.

La nuova stazione Garibaldi a Napoli è più tranquilla e non si corrono più rischi di incontrare pericolosi individui, sembra che qui abbiano fatto un ottimo lavoro.



Faccio il giro per i negozi e vedo una borsa giapponese che potrebbe piacere a Simona, voglio regalargliela ma lei mi bacchetta al telefono sul prezzo dicendo che è troppo elevato e devo conservare i soldi per la mia situazione lavorativa precaria. Peccato, sarebbe stato un modo per dirle che penso a lei e che oggi mi è mancata in questa situazione difficile.


Aspetto il mio treno che arriva puntuale.
Quando salgo sulla carrozza mi chiedo più volte se non abbia sbagliato treno. I sedili sono in pelle marrone scura e questa eleganza e pulizia non le avevo mai viste su un treno.



Il mio posto è singolo e vicino al finestrino, ho il tavolinetto e sono nella zona silenzio, non posso fare confusione ma posso giocare con i controlli elettronici che alzano ed abbassano il mio sedile.

Improvvisamente passano gli addetti con il carrellino e mi chiedono se voglio uno snack dolce o salato e cosa gradisco da bere. 
Per sicurezza controllo per la decima volta il mio biglietto, sembra essere tutto giusto, non vorranno mica chiedermi il conto per queste cose?
Mi accorgo che insistono e quindi le accetto con stupore, domandandomi se per caso mi trovi in una di quelle candid camera.



Dopo aver mangiato lo snack ed usato la salviettina umidificata trenitalia, mi sento tanto coccolato.
Squilla il telefono ed è mia madre. La voce è squillante, non ha più i dolori e sembra stare decisamente meglio.
Era quello che volevo sentire, ora posso sprofondare in un sonno profondo fino a Roma Termini.